L'Ecomuseo è in corso di riorganizzazione.

A breve verranno aggiornate le informazioni relative al servizio culturale.

Perché la denominazione "Tuscia Rupestre"?

L'idea dell'istituzione di un ecomuseo, o museo diffuso sul territorio, basato sulle caratteristiche geomorfologiche e paesaggistiche nasce alla fine degli anni 2000 e nel 2010 viene sottoposta all’Universita di Roma Tor Vergata, quale progetto di Dottorato di Ricerca in Beni Culturali e Territorio.

In quella sede la ricerca rappresenta di fatto uno studio di fattibilità sulla realizzazione di un'entità culturale basata principalmente sugli aspetti geomorfologici dell'area al cui centro si trova la caldera del lago di Vico, centro di emissione vulcanica che ha dato origine al paesaggio odierno. Dalle caratteristiche paesaggistiche l’Ecomuseo viene denominato “Ecomuseo della Tuscia Rupestre”.

Il progetto di ricerca, approvato dall’Università, porta nel 2013 alla fondazione di un'associazione, l'Istituto Tuscia Rupestre che, tra i vari scopi, ha anche quello del riconoscimento da parte delle istituzioni. Al progetto aderiscono formalmente le Amministrazioni Comunali di Barbarano Romano, Blera, Capranica, Vejano, Vetralla e Villa San Giovanni in Tuscia, tutti alle pendici del vulcano di Vico.

Con la L.R. 3/2017, la L.R. 24/2019 ed il Regolamento Regionale 7/2024, la Regione Lazio emana norme specifiche sugli ecomusei, riconoscendone il ruolo di Servizi Culturali.

Con la G04368 del 20/04/2021 e la G04864 del 30/04/2021 la Regione Lazio - Direzione Regionale CULTURA, POLITICHE GIOVANILI E LAZIO CREATIVO riconosce ufficialmente l'Ecomuseo della Tuscia Rupestre, gestito dall'associazione Istituto Tuscia Rupestre, e lo inserisce nell'OMR - Organizzazione Museale Regionale.

Raggiunto il traguardo dell’inserimento in OMR nel 2021, si assiste ad uno stop temporaneo delle attività del sodalizio che, su richiesta di due dei tre soci fondatori, viene portato alla chiusura per unanimità. Al momento attuale inoltre, i dettami del citato Regolamento Regionale 7/2024 pongono ulteriori requisiti nella gestione dei servizi culturali, prevedendo inoltre la gestione diretta da parte degli enti locali.

Preoccupato per la richiesta della chiusura dell'Istituto, l'ideatore del progetto ecomuseale chiede all'Ente territoriale competente, per ambito ma soprattutto per compiti istituzionali, di assumerne la gestione e, dal luglio 2025, è l'Ente Monti Cimini - Riserva Naturale Lago di Vico, ente strumentale regionale, a farsi carico della gestione a causa del rilevante interesse pubblico.

È dunque dal 2025 che inizia una nuova fase nella vita del servizio culturale: la gestione pubblica fa assumere una valenza nuova al progetto, ponendolo al centro della pluriennale attività dell'Ente nell'ambito della protezione, valorizzazione e promozione delle risorse naturalistiche e culturali, ponendolo al riparo da qualsivoglia interesse speculativo.

 

La definizione "Tuscia Rupestre" rappresenta un territorio dalle caratteristiche ambientali specifiche, con una storia, un'archeologia, delle tradizioni culturali e produttive assai uniche, un territorio che va tutelato, promosso, ma soprattutto indirizzato il più possibile verso modalità e metodi realmente sostenibili.

Per proteggere il progetto e coloro che vi aderiscono, la denominazione "Tuscia Rupestre" è un marchio registrato. Ogni uso illecito diviene dunque perseguibile ai sensi di legge.

Il primo, e al momento unico, Centro di interpretazione dell'Ecomuseo è presso la sede dell'Ente di Gestione, in SP1 Cassia Cimina km 12.000, a Caprarola.

 

Perché un ecomuseo?

I musei territoriali, i musei diffusi, esercitano una funzione attrattiva essenziale per il territorio, non solo perché ne forniscono le chiavi di lettura, ma anche per le loro funzioni di centri culturali (e sociali) molto attivi. Qualora ben strutturati e dotati delle più moderne attrezzature di ausilio alla visita (indoor e sul territorio), possono divenire un volano economico efficacissimo e creano occasioni e motivi per l’abbattimento del fenomeno del turismo estemporaneo, fornendo elementi per un aumento delle presenze.
Nel Lazio, regione che si è solo recentemente dotata di una legge dedicata, sono attivi numerosi ecomusei riconosciuti e diverse altre realtà che contribuiscono a creare un tessuto molto attivo e in continua evoluzione.

Con la gestione dell'Ente Monti Cimini al territorio ecomuseale vengono connesse le aree affidate in gestione diretta dalla normativa regionale, ossia parte dei comuni di Caprarola e Ronciglione, Soriano nel Cimino e Caprarola, completando di fatto il suo territorio con i centri di emissione vulcanica cimino e vicano

Questo territorio si trova in una favorevole posizione geografica, contornato dalla Toscana, dall’Umbria e prossimo a Roma, in una posizione, spesso lontana dai grandi flussi turistici, che unita alla vocazione agricola e pastorale ancora attiva, ne fanno un’ottima meta per un turismo diverso, più sensibile alle caratteristiche stesse dell’area e attento alle risorse in essa presenti.

Ed è appunto a quest’area, uniforme paesaggisticamente e geologicamente e denominata "Tuscia rupestre", che il progetto ecomuseale si rivolge, vasta area in cui si concentra una serie impressionante di siti archeologici, soprattutto rupestri, ed aree ad alto indice di naturalità, oltre che di SIC – Siti d’importanza comunitaria o ZSC - Zone Speciali di Conservazione.

L'Ecomuseo della Tuscia Rupestre è un'iniziativa nata da un progetto di ricerca universitaria, basata sull'esperienza di divulgazione scientifica e di promozione territoriale svolta negli anni presso il museo naturalistico di Barbarano Romano.
L'Ecomuseo della Tuscia Rupestre promuove e supporta attività di ricerca scientifica interdisciplinare volte alla conoscenza del patrimonio locale.

Obiettivi principali dell'Ecomuseo della Tuscia Rupestre sono:

  • rafforzare negli abitanti del comprensorio la consapevolezza dell'unicità del territorio in cui vivono, della ricchezza dello stesso in termini di risorse culturali, naturalistiche, paesaggistiche e tradizionali;
  • facilitare la conoscenza e la visita ai siti e alle risorse più rilevanti;
  • fornire strumenti conoscitivi di base e informazioni utili sia mediante Internet che direttamente on site, limitando quando possibile l'impiego di cartelli, impattanti dal punto di vista paesistico, e spesso oggetto di atti vandalici;
  • organizzare attività di promozione, sensibilizzazione e informazione sulle risorse culturali e ambientali;
  • collaborare con le Istituzioni pubbliche deputate alla ricerca, tutela, conservazione, promozione e sviluppo economico e sociale del territorio della Tuscia Rupestre.

Il progetto dunque pone le basi progettuali e pratiche necessarie alla nascita e consolidamento di un “sistema museale diffuso", in cui coesistono strutture museali vere e proprie, siti archeologici e d'interesse naturalistico “all'aperto” e siti puntuali di rilevante interesse culturale, in cui le risorse presenti sono rese fruibili, oltre che con le metodologie e attrezzature tradizionali, anche con l'ausilio di strumenti elettronici con tecnologie multimediali. Vuole supportare le strutture museali ed informative già operative, creare nuovi centri di interpretazione territoriale, soprattutto adottare strategie e politiche condivise di sviluppo territoriale e promozione sociale.

 

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